Benetutti (SS) - Sardegna - Tel - 079 796408   Cell - 3477210254 .  

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Il territorio - la storia

Benetutti è uno dei centri più rappresentativi dell'alta valle del Tirso, conosciuta con il nome di Goceano. A nord di Benetutti, in regione Bolòe, sulla cima di un colle dominante, vi è un'antica chiesetta dedicata alla Vergine Assunta. Ai piedi del colle, nel primo medioevo, sorgevano due borghi: uno a sud ed uno a nord della stessa chiesetta. La conferma dell'esistenza dei due borghi viene da una lettera pastorale del vescovo Atone De Castro del XII secolo. Secondo il Murineddu questi due borghi si chiamavano Bulterina 'e susu, perché più in alto, e Bulterina e sutu, perché assai più in basso. Si usava infatti nei tempi antichi chiamare con lo stesso nome e solo distinti dalle preposizioni susu e sutu due abitati vicinissimi che avevano comuni origini e costumi. E' plausibile che i due abitati siano stati abbandonati nella medesima epoca. Lo stesso vescovo De Castro nelle sue lettere pastorali cita nell'agro di Benetutti altri due borghi abitati: " Quasi ad occasum Bulterinae, una circiter ab ea quinque milia passum, altera novem milia passum, duo villae parvae sed temporibus antiquis clarae, iacent". Uno sorgeva in regione Tililimurria, centro abbandonato assai prima di Bulterina, l'altro, secondo il parere dello studioso Murineddu, in regione S. Arvara. Si esclude, quindi, che una di queste due fosse Bulterina e memeno la villa intorno alle Terme di S. Saturnino, dove v'era il Monastero dei Camaldolesi, perché detta villa si chiamava Usulvi. Secondo il Murineddu quello poi " ad occasum Bulterinae " condanna a priori coloro che affermano che Bulterina non sia altro che l'attuale paese di Bultei.Per il Casalis Benetutti è il nome che i Pisani diedero all'antica Bullerjana perchè si erano resi conto che le Terme facevano bene a tutti i mali. Ma potrebbe derivare anche dal latino "bene tutus" = ben protetto vista la sua posizione dominante la valle.La fondazione dell'attuale Benetutti avvenne intorno al 1100, una cinquantina d'anni dopo che venne abbandonata Bulterina, e un secolo dopo che vennero abbandonati i borghi di Tilimurria e di Santa Arvara. Usulvi fu evacuata probabilmente dopo la fondazione di Bullerjana, dove si trasferirono gli abitanti insieme a quelli dei borghi distrutti e già insediati a Bultei, desiderosi di ritornare nelle zone di origine. E' incerto se Bultei esistesse da tempi antichi. E' possibile che qui si fossero trasferiti gli abitanti di Bulterina e quelli di altri centri abbandonati molto prima e lo abbiano accresciuto tanto da chiamarlo la grande Bulterina, cioè Bultei. Nel territorio di Benetutti si possono ancora scorgere vestigia di antiche popolazioni, anche quelle tra le prime venute in Sardegna. Negli scritti degli storici antichi tuttavia il Murineddu non è riuscito a rintracciare che pochissimi dati, ma nulla sul nome della prima tribù che si insedio' in questo territorio. Però è sicuro che fiorì una notevole civiltà , come attestano i numerosi nuraghi: d'Aspru , Carvoneddu, Orrile, Torodda, Ogoro, Alamanna, Tolidda. Quest'ultimo, costruito su di una rupe, presso una ricca vena di ottima acqua sgorgante da un macigno, era, fino al secolo scorso, il più maestoso ed il meglio conservato. Moltissime anche le domus de janas, tra i quali quella di Luzzans, dipinta con graffiti a labirinto. Nei pressi del cimitero di Benetutti, in localita' Maone, a sud del paese, si puo' vedere il Dolmen di Monte Maone.I dolmen, tombe collettive megalitiche diffusissime in tutta l'Europa occidentale e settentrionale e in particolar modo in Bretagna (il termine stesso è di origine bretone e significa "tavola di pietra"), sono piuttosto rari in Sardegna, specie se la loro frequenza viene paragonata a quella delle sepolture ipogeiche dello stesso periodo, le numerosissime domus de janas. Sul Dizionario geografico - storico del Casalis si afferma che sul monte che sovrasta Benetutti, fino al 1800, si potevano ancora scorgere le rovine d'un castello, chiamato Sisine, che diede il nome anche al monte. Il Casalis riferisce che fino al 1834 a Benetutti non esisteva ancora il Cimitero. I morti appartenenti a famiglie povere venivano sepolti in un praticello confinante con la chiesa parrocchiale di S. Elena Imperatrice, dove invece venivano sepolti i ricchi.La sepoltura dei morti a Benetutti aveva luogo con riti tramandati da antico tempo. Intorno al cadavere si riunivano tutti i parenti e gli amici del morto e le donne cantavano le lodi al defunto, mettendo in quelle rievocazioni tanto calore da commuovere tutti al pianto. Prima di chiudere il corpo nella bara, in una tasca dell'abito che lo ricopriva, era uso mettere una moneta di venti centesimi. Dopo la sepoltura, a tutti gli intervenuti si offriva carne e pane se il morto apparteneva a famiglia ricca, solo pane se di famiglia povera. Già dai tempi antichi la cura delle anime era affidata a tre sacerdoti: il parroco, che aveva pure la qualifica di rettore - così è ancora chiamato - e due preti che lo coadiuvavano. Per il suo officio nel 1834 il rettore percepiva cinque mila lire annue, che spartiva coi suoi coadiutori. Anche quando le decime vennero abolite per legge, i Benetuttesi continuarono a pagarle volontariamente in natura: il grano, l'orzo e i frutti destinati alla Chiesa venivano ammassati nella chiesetta di S. Rosalia, posta ai piedi del monte Sisine. La principale attività degli abitanti era la pastorizia. Nel 1831 i pastori si ribellarono in massa, chiedendo che le loro greggi ed armenti potessero pascolare liberamente senza essere costretti a pagare gravosi canoni. I rivoltosi abbatterono i muri che chiudevano le tanche ed incendiarono i boschi; il governo intervenne energicamente e sul campo morirono diversi soldati e popolani. Molti rivoltosi, dopo un sommario processo, finirono sulla forca, eretta a Benetutti, in una piazzetta, poco distante dall'attuale municipio.
Oltre che per la sua ospitalità Benetutti è rinomato per il pane “Carasau”, il più sottile della Sardegna, ancora oggi fatto con arte e cotto nei forni a legna, ed inoltre per i dolci in particolare gli introvabili “Sos Papasinos Fines” la cui antica ricetta viene tutt'oggi conservata gelosamente. A Benetutti è vissuta la nobile famiglia Angioy, originaria di Orune, che ha legato il suo nome anche alle Terme di S. Saturnino.
Esiste un certificato di battesimo della parrocchia di S.Elena che fa risalire la nascita di Giuseppe Ignazio Angioy dal nobile Giovanni Maria Angioy e dalla nobildonna Antoniangela Minutili nel 1747.

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