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Le terme

ACQUAE LUSITANAE
(Terme di S. Saturnino Benetutti)
Il Goceano è ricchissimo di acqua. Oltre il Tirso, il quale scorrendo pigramente, attraversa per tutta la lunghezza la Alta Valle, e gli altri fiumi che ho accennato, numerosi sono i ruscelli che scendono dai contrafforti montani. L'acqua, in generale, zampilla spontanea o la si trova a pochi metri di profondità. Tra tutte queste meritano una particolare citazione le acque termali di San Saturnino, che gli antichi chiamavano “ Aquae Lusitanae” , perché, in quei pressi, fino al primo medioevo, si estendeva l'antica città di Lesa. Claudio Tolomeo, celebre astronomo, matematico, geografo e fisico, vissuto nel secondo secolo ,nel libro “Introduzione Geografica” -vasta esposizione delle conoscenze geografiche degli antichi -decanta le “Aquae Lusitanae Il dottor Martino Carillo, canonico della Chiesa Metropolitana di Saragozza, visitatore generale e reale del regno di Sardegna, nella relazione fatta al suo re Don Filippo nel 1611, giunto a parlare del Goceano, delle acque termali di S. Saturnino cosi dice: « Vi sono nel regno molti bagni d'acqua calda e temperata, e particolarmente nel Goceano, ove si vedono le inscrizioni su pietre dei mali che dette acque curano. Si vedono ancora diverse costruzioni dell'epoca romana, dai Romani costruite, perché amanti di detti bagni.Queste costruzioni, per l'incuria dei locali, sono ora in rovina. Gli antichi scrittori fanno gran menzione di detti bagni. Solino Giulio (cap. 10) dice che vi erano fonti e bagni che sanavano ogni sorta di mali, saldavano le ossa rotte e curavano dal veleno e dalle infermità degli occhi. .Anzi, il Solino, a proposito degli occhi, riferisce due cose singolari: vi erano due fonti: una contro gli spergiuri, nella quale si lavavano coloro che avevano giurato; costoro, se avevano giurato il falso, diventavano immediatamente ciechi, ma se avevano giurato il vero, i loro occhi diventavano limpidi e belli. Altra fonte vi era contro i ladri: coloro che negavano il furto ed erano rei, bagnandosi gli occhi in questa fonte alla presenza del derubato, diventavano ciechi, ma se al contrario il furto non avevano commesso, i loro occhi rimaneva- no perfetti. In "Renius in Dionisii Peragesi " le terme in questione sono celebrate con questi versi latini, che confermano ciò che già ho riferito intorno alle virtù taumaturgiche di queste acque.
“Sardiniae postquam pelago
circumfluat tellus
1ontibus eliquidis praebet
miracula mundo
quod sanat aegrotos pandit
damnoque nefando
periuros furto quos tactò
lumine cedant “
Che queste famose pietre con su scritti i mali che ciascuna fonte era atta a curare esistessero veramente, è un fatto certo come è altrettanto certo che oggi non ci sono più e non se ne trova alcuna traccia. Ci si domanda: come sono sparite? Solo una leggenda risponde a questi quesiti: La relazione è scritta in ispagnolo, ma porta pure la traduzione italiana, che qui riporto, fatta sul manoscritto originale, conservato nella Biblioteca universitaria di Cagliari. I medici del contado -riferisce la legenda- rimasti senza clienti per le virtù taumaturgiche, delle acque termali di S. Saturnino: unitisi in lega, decisero di frantumare ed occultare le pietre poste accanto a ciascuna fonte con inscritto in latino il nome della malattia che era atta a curare; Le fonti erano centodieci erano dette piastre tutte con una inscrizione differente. Detti medici, ad dunque, di notte, si recarono sul posto muniti di mazze, frantumarono le « sacre » pietre e, perché la inscrizione non potesse ricostruirsi, ne raccolsero i frantumi e li gettarono nelle acque del fiume che lambisce il colle, dove questo procede a gomito. Appena, però, i «sacri » frantumi raggiunsero il fondo, la terra ,in quel punto sprofondò con un pauroso boato, che costrinse ì medici, autori del delitto, a fuggire pieni di terrore. Delle pietre non si seppe più nulla, perché il fiume, in quel tratto divenne senza fondo! Nel 1830, il Governo piemontese inviò sul posto il prof. Cantù con l'incarico di misurare la temperatura delle acque e di analizzarle. Dall'analisi eseguita, l'acqua risultò così composta: gas, aria atmosferica, ferro, carbonato, soda solfata, calce solfata, calce muriata, soda muriata, selce. Nel 1870, un altro studioso, Antonio Perone. nel suo "Dizionario Unisersale Topografico Storico -Fisico -Chimico – Terapeutico " Scrive: « Presso il confluente del Fiddia col Tirso, a piè d'un monticello di granitica rocca, detto il Goceano, nella valle di Benetutti, ed a ponente di questo comune, trovansi le Terme dello stesso nome od acque di Bultei, per la loro vicinanza a questo antico villaggio, nel territorio del quale propriamente sorgono. Vanno anche dette acque termali del Goceano ed acque di S.Saturnino, da una prossima chiesetta dedicata a questo Santo, il quale dà pure nome all'intera contrada.Intorno ad essa, sopra un’area di circa un miglio quadrato, sorgono ad ogni passo molti fili d'acqua minerale, che si riproducono in quel luogo, ovunque scavasi. Di queste polle alcune vanno a, scaricarsi nella riva sinistra di detto fiume, o in prossimità di torrenti, ed altre stagnano fra molte pozze fetide, rendendone il terreno maremmoso.Narrasi da quegli abitanti che ivi esistevano bagni in tempi antichi, e non, e guarivi si conservano tuttavia certe tabelle, sulle quali stavano scolpiti i nomi delle malattie guaribili da quelle terme e come tali malattie si reputavano numerose. Le terme vennero nomate di Benetutti, ossia benefiche a tutti. La temperatura di dette acque è di gradi 32 R e di 35 e 40 centigradi. Il signor Lamarmora ce ne indica la temperatura in modo speciale. Esaminate, come ci dice, le stesse acque il 10 giugno, quando l'atmosfera all'ombra segnava 18° di Reaumur, la sorgente a settentrione dava 24-1/2 e di quella a S.0. segnava 28°, e la più orientale, che è la più frequentata, gr. 32. Il cav. Baldracco nei suoi cenni sulla costituzione metallifera della Sardegna, avrebbe trovato per l'acqua di una di quelle sorgenti, la temperatura di 43° centigradi, mentre la temperatura ,atmosferica era al di sotto di 18°. Egli medesimo Produce l'analisi di quest'acqua, che dicesi fatta dal sig. Maninchedda, sulle proporzioni seguenti:
di silice parti 0,0050, solfato di calce 0,0049, solfato di soda 0,0041, cloruro di sodio 0,0381, acqua 0,9499 totale lOO.OOOO
Il prefato signor Baldracco annunzia pure un'altra polla d'acqua sulla opposta riva del fiume Tirso, a 300 metri ad est della chiesetta soprastante il colle, mentre le anzidette prime trovansi sul punto in cui questo fiume fa una curva per dirigersi verso sud. La temperatura di siffatta polla sarebbe di centigradi 36. L'acqua di S. Saturnino in Benetutti, ch'è salina solfurea ferruginosa calda adoperarsi in bevande ed in bagni, per gli ingorghi particolari, per le anchilosi incomplete, per i mali artritici e reumatici, per le sciatiche, le cachessie,le contusioni, ecc..Vi accorrono in gran numero i prossimi abitanti e, per mancanza di stabilimenti, durante la notte si ricoverano dentro la chiesetta abbandonata. Siccome, però, nemmeno questa è sufficiente a raccogliere un gran numero di ammalati, gli ultimi arrivati si costruiscono capanne estemporanee, per rimanervi tutto il tempo necessario alla cura. Dicesi che il Consiglio Provinciale di Sassari, col fine di erigere uno stabilimento per quelle acque, deliberasse di allogare nel bilancio la spesa di L. 140.000 ». Questo quanto riferisce il Perone nel 1870. Da indagini da me compiute negli archivi del Consiglio provinciale di Sassari, gentilmente messi a mia disposizione, è risultato che nel 1870 la Provincia aveva veramente in animo di costruire questo stabilimento e che la somma della quale parla il Perone era stata messa in bilancio. Il lavoro non fu condotto a termine per molteplici ragioni; in primo luogo, perché la Provincia, anziché procedere allo sproprio del terreno necessario a questo lavoro, cosa che per le disposizioni di legge in vigore poteva facilmente fare, ricorrendo a dei cavilli, si adoperò per in firmare nel suo diritto di proprietà il padrone riconosciuto del terreno. Il cav. Angioy, al quale detta zona apparteneva, s'impuntò, ne seguì una lite, che si trascinò per vari decenni. La Prefettura perdette la causa, gli animi si raffreddarono e dello stabilimento non si parlò più. Fu solo cinquant'anni dopo che la Signora Coda Teresa Angioy, subentrata al padre nella proprietà del fondo, costruì quel modesto stabilimento che ancora oggi può offrire una certa comodità. A dimostrazione che queste acque del Goceano hanno avuto nel corso dei secoli grande importanza, sta l'interessa- mento che esse suscitarono in moltissimi scrittori di valore. Il Lamarmora ne conta quaranta da lui esaminati. Voglio, per concludere su questo argomento, citare un illustre studioso, il prof. Gustavo Strafforello, il quale, in collaborazione di altri valenti studiosi) pubblicò, a Torino, nel 1895, la "Geografia d'Italia ". In detto libro si legge: Tutte le sorgenti hanno dei bacini all'aperto; la più frequentata è quella più a nord, che forma una piscina irregolare larga metri 2 e profonda m. 1. L'acqua non vi è torbida, né presenta sedimenti ma solamente una leggera peluria muscosa grigia, dall'odore e dal gusto dello zolfo e zampilla gorgogliando dal fondo. Prima v'era una piccola casa per ripararvi gli ammalati gravi, costretti pure a ricoverarsi nella chiesetta od in capanne e baracche di frasche, e un fico, parodiando la leggenda di Adamo ed Eva, ricopriva con la sua ombra la nudità dei bagnanti e li preservava dai raggi solari. In oggi il fico fu sradicato e per opera di Antonio Carta di Ploaghe (sic!), proprietario del luogo, una casa ha ricoperto la sorgente principale, ove gli ammalati possono curarsi non più esposti alle intemperie ed alle indiscrezioni. Queste acque sono frequentatissime, più di quelle di Sardara e nei mesi caldi vi è una media di 120 persone sofferenti in cerca di salute. Quale speculazione ottima, a cui nessuno ha finora pensato, sarebbe quella di costruirvi un apposito stabilimento idroterapico di cui si lamenta tuttora la mancanza in tutta l'isola. Questi bagni sono le antiche « Aquae Lusitanae > di cui parla Tolomeo, e quivi presso sorgeva la città di Lesa, come ne fanno fede i molti oggetti antichi rinvenuti, fra i quali basta accennare ad un diploma, trovato nel 1872 da una fanciulla mentre raccoglieva erba. Esso è composto di due lamine, conservate assai bene e fra i 60 che, secondo il Momnsen, si sono rinvenuti, è il più raro ed il più antico. Esso appartiene all'imperatore Galba (78 d.C.), fu spedito ad Usario e le firme dei testimoni sono di cagliaritani. Detto diploma è conservato nel Museo Archeologico di Sassari. Sulla cima del colle ove stanno i bagni s'eleva la chiesetta di S. Saturnino di cui ho già parlato. il tempietto è antichissimo, forse uno dei primi costruiti in Sardegna dai Pisani. Non conosciamo l'anno preciso della sua costruzione. Di esso troviamo solo un atto di donazione, fatto nel 1164 dal Vescovo Atone de Castra. Con questo atto la chiesa con una forte rendita passava ai Camaldolesi, che la tennero per diversi secoli. Il clima del Goceano è eminentemente mediterraneo. La neve vi cade di rado e vi dura solo pochissimi giorni. I venti dominanti sono il ponete e la tramontana. Nel censimento del 1951 la popolazione del Goceano ammontava a 19.851 abitanti.

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